Molti ragionano sul costo di un dipendente guardando il netto in busta. In realtà il costo del lavoro è molto più alto, e capire dove vanno i soldi è il primo passo per spendere meglio.
A fronte dello stipendio lordo, l'azienda sostiene anche i contributi a proprio carico, mediamente intorno al 30%: il costo reale è quindi superiore al lordo. Il dipendente, sul lordo, paga i suoi contributi e l'IRPEF e porta a casa un netto molto più basso.
Il risultato: tra quanto spende l'azienda e quanto riceve il dipendente si apre una distanza che sfiora un terzo dell'importo.
Il welfare aziendale nasce per ridurre questa distanza: entro i limiti di legge non è soggetto a contributi ed è esente per il dipendente. A parità di spesa, l'azienda fa arrivare più valore. Non si tratta di pagare di più, ma di far arrivare meglio ciò che già si spende.
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Informazioni a scopo illustrativo, non sostituiscono la consulenza del lavoro o fiscale. Rif.: art. 51 (c.2 lett. f-quater e c.3), artt. 95 e 100 TUIR; L. 207/2024.